giovedì 14 giugno 2012

L'isola del Tonal



L’uomo comune cerca certezza negli occhi di chi ha di fronte, e chiama questo fiducia in sé. Il guerriero cerca d’essere senza macchia ai propri occhi, e chiama questo umiltà!

Più l’uomo s’isola dal suo contesto sociale e, con tutta una serie di tecniche e di discipline, coltiva il mito del proprio potere, tanto più le sue facoltà di conoscenza, il sistema gnoseologico - visionario che storicamente gli è proprio, subiscono un’alterazione che ne amplia enormemente il margine di soggettività, fino a collocare in quel margine il centro dell’esperienza conoscitiva; e quindi fino a trasformare in “fatto miracoloso”non uno, ma tutti gli eventi cui accede la sua esperienza, e proprio per il fatto che la sua esperienza di potente solitario vi accede!

L’esoterico mitologo indio del potere: “Noi penetriamo il mistero solo nella misura in cui lo ritroviamo nel quotidiano, grazie ad un’ottica dialettica per la quale il quotidiano è impenetrabile e l’impenetrabile è quotidiano.

Accumulando potere personale si può raggiungere la spiegazione dello stregone che rende il mondo e i suoi misteri meno terribili; ma non è quello che cercano gli occidentali, i quali seguono il riflesso delle loro idee, perché gli specchi deformanti che hanno dentro spingono il mondo ad adeguarvisi!?
Tutto ciò che siamo, tutto ciò che facciamo poggia sul nostro potere personale.
Il dialogo interno è ciò che ci fonda. Il mondo è così e così, o diverso, perché noi parliamo a noi stessi del suo essere così e così, o in modo diverso?!
Mutare la nostra idea del mondo è il punto cruciale della stregoneria; e interrompere il dialogo interno è l’unico modo per riuscirci. Il resto sono parole vuote!
Le cose sono reale solo dopo che uno è riuscito a mettersi d’accordo con altri sulla loro realtà!
Uno stregone è soltanto un uomo il quale ha imparato a esercitare uno speciale controllo su di sé e sul mondo poiché non è più in contrasto con se stesso e con il mondo.

E allora non chiamamolo pensare. E’ piuttosto l’abitudine di avere sempre il mondo conforme al nostro pensiero. Se non lo è, lo facciamo semplicemente diventare tale!
Secondo don Juan, il mondo doveva conformarsi alle descrizioni di esso; le descrizioni si riflettevano, ed era questo riflesso ciò che noi chiamiamo mondo.

La pecca delle parole
Le parole ci costringono sempre a sentirci illuminati, ma quando ci giriamo a fronteggiare il mondo non ci soccorrono mai, così che finiamo per fronteggiare il mondo come abbiamo sempre fatto, senza luce. Per questa ragione uno stregone cerca di agire, anziché di parlare, e a tal fine formula una nuova descrizione in cui il parlare non è così importante, e le nuove azioni esercitano nuovi riflessi.

Non sciupate il vostro potere in sciocchezze. Avete a che fare con quell’immensità laggiù. Voler tradurre in ragionevolezza la magnificenza che è laggiù, non vi serve a niente’eternità è qui, ci circonda. Ridurla in facile assurdità è meschino e assolutamente disastroso.
Tutti noi nasciamo così leggeri e liberi, ma diveniamo poi inchiodati alla terra. Siamo noi che ci rendiamo così!
Lo stregone che si trova faccia a faccia con se stesso è uno stregone morto.

Dal momento in cui un guerriero ha conquistato il sognare e il vedere e ha sviluppato un doppio, dev’essere anche riuscito a cancellare la propria storia personale; avrebbe sicuramente acquisito i mezzi per superare l’impossibilità di avere un doppio nel mondo consueto, mezzi tali da rendere l’io e il mondo fluidi e porli di là dai limiti della predizione.
Un guerriero fluido non può più disporre il mondo cronologicamente, e per lui il mondo ed egli stesso non sono più oggetti. Egli è un essere luminoso che esiste in un mondo luminoso.

Il mondo non si offre a noi direttamente; di mezzo vi è la descrizione del mondo. Propriamente, quindi, noi siamo sempre a un passo di distanza e la nostra esperienza del mondo è sempre un ricordo dell’esperienza. Noi siamo perennemente in atto di ricordare l’istante che è appena accaduto, appena trascorso. Noi ricordiamo, ricordiamo, ricordiamo!La nostra intera esistenza è reminiscenza.
Solidità, corporeità, sono memorie. Perciò, come ogni altra cosa che noi sentiamo del mondo, sono memorie che accumuliamo: sono memorie della descrizione.

L’unico modo per neutralizzare gli effetti distruttori del mondo consisteva nel riderci sopra.
Noi ci turbiamo deliberatamente; noi tutti siamo consapevoli di ciò che stiamo facendo. La nostra minuscola ragione si trasforma deliberatamente nel mostro che si figura di essere; ma è troppo piccola per un modello così gigantesco.
Voi, per tutto il parlare che fate, siete imbrogliato dalle parole. Siete intrappolato dai loro significati!Quelle barriere sono come una straordinaria sfida a ottenere la consapevolezza.

Noi siamo esseri luminosi. Siamo una consapevolezza; non siamo oggetti; non siamo esseri solidi, siamo senza limiti. Il mondo degli oggetti e della solidità è solo una maniera di rendere appropriato il nostro passaggio sulla terra; è solo una descrizione creata per aiutarci. Noi, o piuttosto la nostra ragione, dimentica che la descrizione è solo una descrizione; e così imprigioniamo la totalità di noi stessi in un circolo vizioso, dal quale solo raramente usciamo finché siamo in vita.
Noi siamo percettori, tuttavia il mondo che percepiamo è un’illusione, creato da una descrizione che ci fu raccontata fin dal momento della nostra nascita!?

La differenza fondamentale tra un uomo comune e un guerriero è che un guerriero prende ogni cosa come una sfida, mentre un uomo comune prende ogni cosa come una benedizione o una maledizione!
Il potere vi mostra che la morte è l’ingrediente indispensabile nel dover credere. Senza la consapevolezza della morte, ogni cosa è comune, volgare. Solo perché la morte ci insegue furtiva, il mondo è un mistero insondabile.

Tonal e nagual

Il tonal è l’organizzazione del mondo. Forse il modo migliore per descrivere la sua enorme opera è dire che sulle sue spalle poggia il compito di mettere in ordine il caos del mondo. Tutto quello che sappiamo e facciamo come uomini è opera del tonal.Inoltre il tonal è il protettore che protegge una cosa che non ha prezzo: il nostro vero essere. Quindi una qualità specifica del tonal consiste nell’essere geloso delle sue azioni. E poiché le sue azioni sono la parte di gran lunga più importante delle nostre vite, non c’è da meravigliarsi se alla fine il tonal si trasforma da protettore in guardia.
Si può dire che il tonal è tutto ciò che incontra l’occhio. Cominciamo a disporne al momento della nascita.Nell’istante in cui tiriamo il fiato per la prima volta, inspiriamo potere per il tonal.Il tonal ha inizio con la nascita e fine con la morte.
Il tonal fa il mondo perché ne rende testimonianza e lo valuta secondo le leggi del tonal.In modo molto strano, il tonal è un creatore che non crea nulla; in altre parole compone le leggi con le quali percepisce il mondo: sono un’isola che fornisce le informazioni del mondo e su di noi.
Il nagual invece è la parte di noi con cui non abbiamo assolutamente a che fare; e non è la mente poiché essa appartiene al tonal.
Il nagual non è Dio, perché Dio è un elemento del nostro tonal personale e del tonal del tempo. Il nagual è lì dove il potere si libra.
Dal momento in cui siamo nati, intuiamo che per noi ci sono due parti.All’istante della nascita siamo soltanto nagual.Poi intuiamo che, per funzionare, abbiamo bisogno di una controparte. Il tonal ci manca, e questo imprime un senso d’incompletezza, poi comincia a svilupparsi e diviene enormemente importante per il nostro funzionamento, tanto importante che offusca la lucentezza del nagual.
Per quanto astute siano le difese del tonal, il fatto è che il nagual affiora. Tuttavia, il suo affiorare alla superficie è sempre inavvertibile. La grande abilità del tonal consiste nel sopprimere ogni manifestazione del nagual; siccome è perfettamente consapevole di quanto sia gravoso parlare lui, ha creato le parole “io”,”me”ecc., e grazie ad esse può parlare con altri tonal, o con se stesso e di se stesso!

Gli uomini sono fragilissime creature, che rendono se stessa ancora più fragili con il loro indulgere.
Voi siete tutto questo: un mondo maligno (demoniaco)
Un guerriero non lascia mai l’isola del tonal.La adopera. Questo è il vostro mondo, non potete rinunciarvi. Tutto ciò prova che il tonal è impegnato in una battaglia interna: una battaglia all’interno del proprio tonal.Per questo bisogna far sì che esso rinunci a cose inutili, come la presunzione e l’indulgere. Il vero problema è però che il tonal si attacca a queste cose, mentre dovrebbe essere lieto di liberarsene. Si tratta di convincere il tonal a divenire libero e fluido perché tanto più è forte, tanto meno si attacca alle sue azioni e allora è più facile restringerlo.

Ecco la vostra morte: il pericolo dell’indulgere.
Il vostro tonal si abbandona talmente all’indulgere da mettere in pericolo la vostra totalità. E’ un terribile modo di essere!

Il tonal sono i vostri occhi, e la sua ossessione è organizzare il mondo secondo le sue leggi;perciò affinché il nagual affiori è necessario che rendiate liberi i vostri occhi,perché essendo come finestre, possono aprirsi ad altri mondi!

Si può giungere alla totalità di se stessi solo se si comprende pienamente che il mondo è pura immagine.
Il mondo che pensiamo di vedere è solo un’immagine, una descrizione del mondo; ma accettarlo sembra essere una delle cose più difficili; noi ci compiacciamo di una particolare immagine del mondo, che ci induce a sentire e agire come se del mondo conoscessimo tutto. Per interrompere l’immagine del mondo che si possiede fin dalla culla, non è sufficiente volerlo o deciderlo, è necessario aver un compito per interrompere il dialogo interno.
Ad esempio camminare in modo particolare satura il tonal, lo inonda fino a sommergerlo: l’attenzione del tonal deve essere posta sulle sue creazioni. E’ infatti quell’attenzione che, in primo luogo, crea l’ordine del mondo; il tonal deve quindi essere attento agli elementi del suo mondo, per sostenerli, e soprattutto deve sostenere l’immagine del mondo come dialogo interno!?
Il tonal in mancanza della consueta relazione con un solo altro elemento per volta, è incapace di parlare con se stesso: si raggiunge quindi il silenzio.
Gli stregoni sono convinti che noi tutti siamo una massa di sciocchi. Non rinunciamo mai volontariamente al nostro miserabile controllo: quindi dobbiamo essere ingannati.
Il segreto sta nell’attenzione. Tutto questo esiste solo per causa della nostra attenzione.
Gli stregoni dicono che noi siamo dentro una bolla. E’ una bolla in cui siamo messi all’istante della nascita. Dapprima la bolla è aperta, ma poi comincia a chiudersi, fino a sigillarci nel suo interno. La bolla è la nostra percezione, viviamo tutta la vita dentro questa bolla. E ciò che percepiamo sulle sue pareti sferiche è il nostro stesso riflesso.
Se ciò che vediamo sulle pareti è il nostro stesso riflesso, la cosa che si riflette dev’essere quella vera!
La cosa che si riflette è la nostra immagine del mondo.Quell’immagine è dapprima una descrizione che ci viene fornita dal momento in cui nasciamo, finché tutta la nostra attenzione ne è afferrata e la descrizione diventa un’immagine.
La spiegazione degli stregoni afferma che l’isola del tonal è creata dalla nostra percezione, che è stata allenata a concentrarsi su alcuni elementi, ciascuno di questi elementi forma insieme agli altri la nostra immagine del mondo.
Il nagual è indicibile, tutte le possibili sensazioni, tutti i possibili esseri, i possibili se stessi, vi fluttuano come scialuppe, pacificamente, inalterati, per sempre. Poi la colla della vita ne attacca insieme alcuni. Quando la colla della vita unisce insieme quelle sensazioni, è creato un essere, un essere che perde il senso della sua vera natura e viene accecato dalle luci abbaglianti e dal clamore della zona in cui vagano gli esseri: il tonal.Il tonal è l’ambito in cui esiste ogni organizzazione unificata. Un essere si ficca nel tonal una volta che la forza della vita ha legato insieme tutte le sensazioni necessarie.

Lo scopo è rompere la bolla centrandosi sulla volontà dimenticando la ragione, e così immergersi nel nagual.

sabato 19 maggio 2012

Lo Gnosticismo


La gnosi rappresenta la conoscenza totale, incommensurabilmente superiore alla fede e alla ragione.
Histoire critique du gnosticisme di Jacques Matter: la gnosi rappresenta il tentativo di introdurre nell’ambito del Cristianesimo di tutte le speculazioni cosmologiche e teosofiche che avevano formato la parte più considerevole delle antiche religioni dell’Oriente, e che anche i neoplatonici avevano adottato in Occidente.
Lo gnosticismo è un’attitudine esistenziale assolutamente caratteristica, un tipo speciale di religiosità; un’attitudine che riapparirà spontaneamente al di fuori di qualsiasi trasmissione diretta. La Gnosi sarebbe la fonte di tutte le religioni e il loro supremo fondamento.

Si possiede la gnosi, conoscenza beatificante quando si discrimina l’assoluto nella sua intima essenza da ciò che lo relativizza! (Paul Masson-Oursel)

Lo gnostico parte da un’esperienza assolutamente soggettiva per elevarsi alla ricerca di un’illuminazione salvifica!
Se molti gnostici parlano un linguaggio sconcertante per l’uomo contemporaneo, la loro attitudine è, in fondo, molto moderna: essi ci appaiono come uomini angosciati dall’idea di essere gettati nel mondo, i quali credono di aver trovato il modo di vincere questa insopportabile angoscia sfuggendo al mondo stesso.
Si può chiamare gnosticismo o gnosi ogni dottrina o attitudine religiosa fondata sulla teoria o sull’esperienza del conseguimento della Salvezza attraverso la conoscenza.
La gnosi rappresenta un’esperienza interiore attraverso la quale, nel corso d’illuminazione che è insieme rigenerazione e divinizzazione, l’uomo rientra in possesso della sua verità, si risveglia e recupera la coscienza di sé, ovvero della sua natura propria e della sua origine autentica; per ciò stesso, egli si conosce o riconosce in Dio, conosce Dio e appare a se stesso come emanato da Dio ed estraneo al mondo, acquisendo con il possesso del proprio “io” la spiegazione del proprio destino e la certezza definitiva della propria salvezza. (H.C.Puech)

Preghiera catara: Non abbiate pietà della carne nata dalla corruzione ma dello spirito che vi è imprigionato!
Gli gnostici nutrono una generale avversione per il corpo perché è inteso come strumento di umiliazione e sofferenza; attira lo spirito verso il basso gettando in un abietto torpore, nel degradante oblio della propria origine. Il puro gnostico aborre il parto, responsabile dell’imprigionamento delle anime sventurate.
C’è di peggio: a imprigionarci non è solo la carne ma anche tutta una serie di determinismi psicologici che non hanno affatto origine materiale. Comunque sia, ciascun uomo accoglie dentro di sé una sorta di anima demoniaca che soffoca il principio buono’essere umano possiede due anime: un’anima celeste, che rappresenta il suo vero “io”, e un’anima inferiore, posta in lui dai demoni per obbligarlo a peccare.
Il mondo è una fortezza ermeticamente chiusa, circondato dal “Drago delle tenebre esteriori”.Il mondo è come una fortezza chiusa a Dio, ma la Divinità dal canto suo, è stata costretta a fortificarsi contro gli attacchi del mondo malvagio.
Gli gnostici hanno adottato l’antica dottrina cosmica delle “sfere”, le considerano come ostacoli insormontabili per l’anima che cerca di evadere; alle porte ricavate in ciascuna delle sette sfere sono appostati dei guardiani inesorabili, gli Arconti, "principi” del cosmo. Le sette spire del serpente che l’anima dello gnostico deve superare prima di pervenire all’immortalità.
Il male pertanto consiste nel fatto stesso di esistere nel mondo sensibile, sul quale regna la fatalità perversa di un Dio inferiore!
Il cosmo visibile è il dominio della successione, perpetuamente assurda, di nascite e morti, la sfera in cui le anime superiori sono state imprigionate in seguito alla caduta nella materia.
Tutto ciò che sotto il sole e la luna non è altro che corruzione e confusione. La terra è il luogo in cui nascono e muoiono senza sosta tutte le cose, è il dominio della dissoluzione!

Gli gnostici sono ossessionati dal tempo. Come il mondo fisico, il tempo è “mescolanza e impurità”: il ciclo del tempo non è altro che la Fatalità; il tempo appartiene al mondo materiale, mentre il mondo superiore è per sua natura atemporale. Il tempo è malvagio ed è fonte d’angoscia.
Il tempo è nato da un disastro, da una mancanza, dal crollo e dalla dispersione nel vuoto (Kenoma) di una realtà che prima era unitaria e integrale nell’ambito del Pléroma, della pienezza o dell’Aion, dell’Eternità. In tal modo, lo gnostico non aspira che a essere liberato dal tempo, stabilito o ristabilito al di fuori di qualsiasi divenire, per ritornare allo stato originario del Pléroma.

La conoscenza dell’uomo è l’inizio della perfezione; la conoscenza di Dio ne è il compimento.(Ippolito)
Un Demiurgo malvagio governa il mondo da lui stesso creato; responsabile della creazione materiale e della Legge mosaica, il Dio creatore si oppone in modo assoluto al Dio supremo rimasto sconosciuto al mondo fino alla rivelazione cristica: è il Dio degli Ebrei che tormenta le anime facendole passare attraverso incessanti trasmigrazioni!
Per il manicheismo, pur avendo il Principe delle Tenebre fornito la sua materia, l’architettura del mondo è opera di Dio; il mondo materiale, inoltre, è stato organizzato in modo da liberare, progressivamente e metodicamente, la sostanza luminosa prigioniera nei corpi.
L’universo è il luogo di cura in cui i corpi luminosi guariscono, ma nello stesso tempo è la prigione in cui i demoni oscuri li incatenano!
Che venga arrecata o no da un Salvatore divino, la gnosi salvifica permette all’anima umana d’intravedere la fine del suo asservimento alle tenebre: essa potrà risalire, di cielo in cielo, fino alla Luce di cui era già parte integrante. La gnosi è reminiscenza in quanto ricorda all’eletto la sua natura originaria; essa gli farà riconquistare la sua condizione sovra-materiale e sovra-temporale.
Il culto gnostico persegue obiettivi assai diversi da quelli della liturgia cattolica: si tratta di provocare la graduale ascesa dell’anima eletta verso il mondo trascendente.
Filone d’Alessandria:
“Il mondo, come una grande città, ha i suoi Arconti e i suoi sudditi; gli Arconti sono gli astri del cielo. Il corpo è condannato perché è per sua stessa natura malvagio!?Dal momento che la terra è un luogo di miseria, quando l’anima si mescola al corpo, quest’uomo celeste non è altro dalla nascita alla morte che il portatore di un cadavere!”
Martines del Pasqually:
“Il mondo è un soggiorno infernale, in cui l’anima è soggetta a inesorabili cicli di reincarnazioni successive, per sfuggire alle quali l’uomo deve distaccarsi da tutto ciò che lo attira nella materia e svincolarsi dalle sensazioni materiali. Purtroppo le Entità decadute lottano senza sosta contro l’aspirazione dell’uomo al perfezionamento spirituale; esse ci tentano in mille modi, al fine d’incatenarci al mondo visibile.

Limitato nella sua natura, infinito nei suoi desideri;
L’uomo è un dio caduto, che si ricorda del cielo.(Lamartine)

L’uomo deve aspirare alla riconquista dei suoi poteri perduti:
La percezione e la rappresentazione devono essere considerate solo come prodotti di dissociazione di una facoltà unica, originale, di cui rende conto l’immagine eidetica e di cui si ritrova traccia nel primitivo e nel bambino. Tutti coloro che si sono sforzati di definire la vera condizione umana aspirano più o meno confusamente a ritrovare questo stato di grazia.(Breton)

La realtà in cui viviamo non è altro che una bolla di sapone su orribili abissi (temporali e spaziali) da cui l’uomo rischia di essere inghiottito alla minima imprudenza!

Ezio Albrile

La gnosi, dal greco gnosis, ”conoscenza”, è in realtà un sistema sincretistico in cui confluiscono le più variegate tradizioni religiose, inclini a dimostrare un unico assunto: la “discesa”, la catabasi, e l’imprigionamento nel nostro mondo di un principio spirituale superiore, una scintilla luminosa che solo attraverso la vera conoscenza l’uomo può riconoscere e ritrovare in se stesso.
Il mito centrale dello Gnosticismo è espressione di una “nostalgia”, di un anelito del “centro”, ovvero delle origini, una sorta di desiderio precosmico dal quale si sviluppa una colpa anteriore che porta alla creazione dell’uomo e del mondo, intesi entrambi quali carceri dell’anima divina.

Il risveglio dall’ebbrezza, dal torpore del mondo, ossia il raggiunto stato di sobrietà dell’intelletto opposto alla epithymia della procreazione, corrisponde in Adamo (l’uomo) a un risveglio e a una rigenerazione spirituale, e quindi rappresenta il momento dell’apokatastasis, della restaurazione dell’immagine originale di Adamo ed Eva.

Il telos, la finalità della natura umana, implica per gli gnostici un duplice referente simbolico: da una parte vi è, infatti, la partecipazione alla generazione e alla corruzione del cosmo tramite il regime della perpetuazione dei corpi fondato dal Demiurgo omicida, mentre dall’altra vi è l’esigenza (o l’autocoscienza) di trascendere la dimensione mondana, terrena e fenomenica, connessa a ciò che potremmo definire un “ideale metaumano di felicità”.

A partire dall’essere demiurgico che l’ha plasmato il cosmo non è per niente un prodotto esteriore, ma la forma che questo essere indegno assume nelle sue trasmutazioni lubriche, nel dono estatico che fa di se stesso in quanto vittima oscena, in balia della blasfemia mondana!(George Bataille)

L’universo eidetico gnostico si muove in siffatta prospettiva: una logica combinatoria totalmente assurda, percepita però dall’uomo come ordinaria normalità, ed è proprio tal senso di sicurezza generalizzato che impedisce all’uomo comune di liberarsi!

La sofferenza vissuta in una dimensione cosciente, in sintonia con quanto asseriva Strindberg, è paradossalmente l’unico e ultimo strumento recato all’uomo per paralizzare la signoria del tempo e liberarsi dai lacci mondani!

La gnosis è un’idea viva, vitale, e che gli sforzi dello gnostico sono relativi: quel che importa è l’incontro con la propria memoria ontologica, con il proprio gemello eidetico, con quella nube luminosa che plasticamente effigia lo en to pan, l’unità della creazione che al medesimo tempo è infinito spazio temporale e infinitamente piccola scintilla di Luce celata nel cuore dell’uomo.

I miracoli, i fenomeni paranormali in genere dovrebbero renderci coscienti del sogno collettivo in cui viviamo; in realtà però avviene il contrario e i rari momenti di coscienza profonda ci illudono del meraviglioso rendendoci schiavi di una fantasia miasmatica!

Trasmigrazioni di Franco Canova

Quando mi trovo di fronte a un pube, il mio sguardo scivola insensibilmente e inesorabilmente verso la periferia, lì dove si smarrisce la tenebra gnostica.
Credo che l’atto creativo non consista tanto nell’attimo dell’eiaculazione, quanto in un prima, in un tempo antecedente in cui i corpi sono concepiti, plasmati mentalmente, ma anche sezionati, smembrati, ossificati, per lasciar sopravvivere solo un ritratto, un’icona noetica, una figura interiore, un lembo di cielo barattabile con un frammento di desiderio?!E’ allora che l’immaginazione si attiva nel ricostruire la parte celata di un nudo scenario e preludio alla dissoluzione!
Forse perché sono morbosamente interessato più al processo creativo, demiurgico, che all’opera compiuta, mi piace evocare nella mente ciò che è stato sacrificato, l’altra faccia della Luna: è l’equilibrio fragile di un’opera d’arte concepita, plasmata, modellata nell’Anima, superando la barriera invalicabile e oggettiva della Materia: la sfida è dunque la fra la prigionia dello sguardo, circoscritta fra quattro angoli geometrici, in due dimensioni e l’appello perentorio dell’immaginazione creativa (guidata dal gemello eidetico)  a ricostruire un tutto (en to pan) !!!

venerdì 11 maggio 2012

Mr. Gwyn



Così finì per capire che si trovava in una situazione nota a molti umani, ma non per questo meno dolorosa: ciò che, solo, li fa sentire vivi, è qualcosa che però, lentamente, è destinato ad ammazzarli. I figli per i genitori, il successo per gli artisti, le montagne troppo alte per gli alpinisti. Scrivere libri, per Jasper Gwyn.

Tutti abbiamo una certa idea di noi stessi, magari appena abbozzata, confusa, ma alla fine siamo portati ad avere una certa idea di noi stessi, e la verità è che spesso quell’idea la facciamo coincidere con un certo personaggio immaginario in cui ci riconosciamo. È quanto riusciamo a intuire di noi.

Jasper Gwyn mi ha insegnato che non siamo personaggi, siamo storie, disse Rebecca. Ci fermiamo all’idea di essere un personaggio impegnato in chissà quale avventura, anche semplicissima, ma quel che dovremmo capire è che noi siamo tutta la storia, Jasper Gwyn diceva che tutti siamo qualche pagina di un libro, ma di un libro che nessuno ha mai scritto e che invano cerchiamo negli scaffali della nostra mente.

sabato 5 maggio 2012

Memorie di un nano gnostico

Et lux tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt.
(La luce ha sempre brillato nell’oscurità, e l’oscurità non l’ha mai compresa, né vinta!)

Il problema con soggetti è che si credono una spanna sopra tutti gli altri, e dunque idealmente qualificati a raddrizzare i torti del mondo; ma non si può, né mai si potrà emendare il mondo perché è l’inferno!Se questo mondo è l’inferno, non si può che provare compassione per coloro che sono costretti a viverci e respirarne l’aria venefica. E soprattutto insegnare loro che esiste una via d’uscita.

Liturgia gnostica (Valentiniana)

In principio era il dolore;
il dolore era presso di noi, e il dolore era noi;
la struttura, la cornice, la forma del suono
che fuoriusciva dalle nostre bocche come sangue da un taglio,
l’unico nostro modo di essere.

In principio era il moto;
il perpetuo stupro nell’aspetto e nella struttura
dello spirito ribelle, che vaga lontano,
dove il tegumento dell’errore
sussurra insistentemente un sibilo di morte.

In principio sarà il ritorno
A un luogo dove gli inizi si accoppiano col fuoco e, arsi,
concepiscono il punto in cui
il nodo della nostra nascita verrà disciolto.

Chi è Sophia?
E’ un principio attivo di sapienza.
A causa di un suo errore fu creato Jaldabaoth, la creatura che gli ebrei adorano!?Tuttavia Sophia si pentì di ciò che aveva fatto e scese per illuminare le menti offuscate e i cuori di coloro che Jaldabaoth aveva reso prigionieri e costretto a venerare lui solo.

ARMONIA COSMICA
La musica offre una perfetta analogia delle relazioni umane ideali; anche se riuscissimo a condurci tra noi come le voci di un madrigale, allora una porzione di paradiso discenderebbe su questa terra infernale. Perché ogni nota, infatti, ha un’importanza e una bellezza pari alle altre, fornendo al tutto il proprio contributo unico e insostituibile. A tratti una voce predomina sulle altre, librandosi con la sua melodia, poi però s’immerge smorzandosi nell’armonia o addirittura tace; allora un’altra voce prende il suo posto, sale e scende, e poi un’altra ancora, in modo che questi avvicendamenti, nel loro fluire ritmico, costituiscano la trama e l’ordito in cui ogni singola linea vocale è intessuta dalle altre senza strappi e senza sforzi, in un unico grande organismo che vive e respira. Le note più basse della scala non si adombrano per quelle più in alto, poiché si completano e si bilanciano a vicenda, perfettamente. Non c’è mai competizione tra le parti, poiché sono le esigenze della melodia e dell’armonia a dettare il loro movimento, e ognuna di esse tende inesorabilmente verso un unico punto di arrivo: l’accordo finale.
Se solo gli esseri umani potessero interpretare così le proprie vite!Se ogni uomo apprezzasse il valore dell’altro, riconoscesse il contributo di ciascuno all’insieme, credesse nell’acuto e nel grave, nel bemolle e nel diesis, riponesse la propria fede nell’armonia nascosta dell’accordo finale di risoluzione!

INIZIAZIONE GNOSTICA
E’ un’esperienza che bisogna assolutamente vivere, se alla fine si vuole accettare di rigettarla per sempre; per poter ascendere alle sfere della gnosis più elevate, più sottili e più purificate.
Possedere il sapere carnale per poterlo poi abbandonarlo per sempre.
Il salto verso il sapere spirituale, è come qualcosa di distinto dalle conoscenze fattuali, dalla padronanza linguistica e dal raffinamento sociale. Tutto il resto è stato una preparazione verso quel salto; ma data la natura del mondo volgare nel quale siamo costretti a vivere e a respirare, e giacché la scintilla divina dentro di noi è prigioniera della rozzezza della carne, con i suoi miseri bisogni e le sue pulsioni, dobbiamo averne la più profonda esperienza prima di voltarle le spalle una volta per tutte’ascesa alla gnosis non può avvenire tra mille esitazioni, non si può sollevare la testa cogliendo un barlume di paradiso e, subito dopo, torcere il collo con rimpianto e desiderio verso il fango e la melma. La rottura deve essere totale.

Il mio eterno disprezzo per il corpo in cui siamo imprigionati, per il suo abominevole e perfido obiettivo: che è quello di imprigionare altre anime ancora!?

La verità non può mai essere assorbita pura.Viene invece mediata attraverso il prisma della mente di ognuno, e colorata secondo la natura del temperamento di ognuno.

PRINCIPI GNOSTICI
La fondamentale convinzione gnostica: noi riteniamo che esistano nell’universo due potenze uguali e contrarie, una buona e una malvagia, e che esse siano in perpetua lotta fra loro. La forza buona ha creato lo spirito, quella malvagia la materia. La materia, l’esistenza materiale, la forma corporea, il corpo, la carne, sono male. Imprigionano e rendono schiavo lo spirito. Nascendo nel mondo della materia, siamo decaduti della nostra vera condizione spirituale; obiettivo della nostra esistenza è di farvi ritorno. Il diavolo ( o perlomeno un diavolo) ha creato questo mondo, che è l’inferno.
Pensateci un attimo, vi prego: Dio avrebbe mai potuto creare qualcosa soggetto alla degenerazione, al declino e alla morte?Dio avrebbe mai creato qualcosa destinato a sentire dolore? A sanguinare, vomitare, suppurare, defecare, orinare e infettarsi?E anche ammettendo che sia capace di un tale atto di creazione, avrebbe voluto compierlo?

Perché nel mondo esistono il male e la sofferenza?
Perché il mondo stesso è malvagio.
Come può il mondo essere malvagio?
Perché non è stato Dio a crearlo, ma un demiurgo, un dio minore, un essere maligno che per invidia della potenza di Dio ha imitato maldestramente la creatività divina generando il mondo delle forme e della materia. Egli governa questo mondo ed esige venerazione e adorazione assolute.
Nei libri degli ebrei è chiamato Yahweh, conosciuto anche come Jaldabaoth.
Qual è la missione degli gnostici?
Ritornare la Padre celeste.
E questo come può essere ottenuto?
Tramite una via giusta e approfondendo la conoscenza della verità, dell’origine e provenienza degli uomini, del loro destino ultimo, e della loro natura spirituale.
Qual è l’intento di Jaldabaoth?
Imprigionare la luce!

Al di là di ogni considerazione pratica, in base alla filosofia gnostica, la più grande tragedia (seconda solo all’essere nati in questo mondo) è quella di vivere nell’ignoranza, l’ignoranza triplice nei confronti di Dio, del mondo e di noi stessi.
La torbida brama di divertimento e stordimento a ogni costo segnava ancora gli stupidi volti della feccia con il simbolo della Grande Bestia, il marchio di Caino a lettere cubitale sulla fronte di ognuno!? (Microchip emozionale!”Subsonica”)

EROS E THANATOS (Confessione di un nano gnostico)
L’insegnamento gnostico afferma che bene e male sono esattamente in equilibrio nella nostra esistenza materiale, e che la vita sul nostro pianeta, caratterizzata com’è dalla sofferenza, dal dolore e dalla caducità, è opera del secondo. So che colui che chiamiamo l’unico vero Padre trascende totalmente il regno della carne in cui siamo prigionieri, e che ci chiama senza requie a risalire nel suo grembo eterno, da cui precipitammo rovinosamente.
So che il rifiuto delle lusinghe del piacere carnale è la nostra unica via d’uscita da questo inferno; sì, la carne infatti dà piacere, come si era prefisso il suo creatore affinché gli sventurati figli della sua ideazione si perpetuassero senza fine. E mentre questi annaspano nel muco e nella melma, Jaldabaoth-Yahweh si erge su di loro sbraitando e richiedendo la loro adorazione.
Essendo conscio di quali sublimi estasi la carne possa indurre, io le respingo, tramite l’astinenza o l’abuso. Mi è impossibile dimenticare che, come nella notte il respiro dell’oscurità è lacerato da gemiti e ansimi di membra allacciate nella sistalsi sessuale, così ogni mattina il risuonare di innumerevoli rantoli di morte s’eleva come un’elegia a salutare il nuovo giorno; che le labbra che nel calore della passione lambiscono una coscia o un seno ben presto tremeranno, come pergamene essiccate, nell’ultimo respiro miasmatico dell’estinzione. Gli amanti si perdono nel piacere, ma sono destinati comunque a perdersi in una buia fossa scavata nella nera terra!

Tale è la tragedia della persona umana: ciascuno è un anfibio che si muove ora nell’etere dei cieli, ora nei miasmi della mota terrena, sospeso tra paradiso e inferno, un angelo e un demonio; quanto più tentiamo di elevarci verso il regno delle stelle, tanto più scivoliamo e ci trasciniamo in basso nella polvere, gli escrementi, lo sperma, il muco bestiali, e la mano che si alza in preghiera è la stessa che percuote un bambino indifeso. Oh, essere liberi delle contraddizioni!